ONU contro Consiglio d’Europa: “No al Protocollo di Oviedo, le cure mentali coattive violano i diritti umani”

ONU

Il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD) lancia una lettera aperta agli Stati membri: "Sospendere immediatamente il testo aggiuntivo. Pratiche coercitive superate e lesive della dignità."

GINEVRA/STRASBURGO — Il Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (UNCRPD) ha emesso una dura e perentoria lettera aperta rivolta agli Stati membri del Consiglio d’Europa, chiedendo il ritiro immediato della bozza di Protocollo Aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo.

Secondo l'organismo internazionale, il testo regionale — inteso ad approvare e regolamentare il ricovero e il trattamento involontario in ambito psichiatrico — è radicalmente incompatibile con i trattati internazionali sui diritti umani e rischia di legittimare pratiche coercitive ormai ampiamente superate.

I punti chiave della posizione ONU

  1. Violazione della Convenzione UNCRPD: La Convenzione ONU (artt. 14 e 25) proibisce in modo assoluto la privazione della libertà e i trattamenti sanitari non consenzienti basati sulla disabilità, anche se presentati come "extrema ratio" o affiancati da garanzie procedurali.
  2. Il rifiuto dell'Assemblea Parlamentare (PACE): L'ONU si unisce alla netta bocciatura già espressa dall'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa (PACE) che, con voto unanime, ha respinto il Protocollo chiedendo un riallineamento agli standard sui diritti umani del XXI secolo.
  3. Rischio di danni reputazionali: L'ONU avverte il Consiglio d'Europa che l'insistenza nel promuovere standard coercitivi rischia di causare un grave contraccolpo d'immagine e di collocare l'Europa alle spalle di altre regioni del mondo (come l'Unione Africana e il sistema Interamericano), che stanno già abbandonando l'istituzionalizzazione forzata.
  4. Modello sociale vs Modello medico: L'organismo delle Nazioni Unite denuncia la persistenza di un "modello medico" ormai superato che considera le persone con disabilità psicosociale o intellettiva come inerentemente incapaci o pericolose, ignorando le alternative basate sul consenso informato, sul supporto tra pari e sui servizi territoriali.

"Trattamenti e ricoveri coatti non sono risposte legittime al disagio o alla crisi, ma misure discriminatorie che privano della capacità giuridica e possono configurarsi come trattamenti crudeli, inumani o degradanti," dichiara il Comitato ONU.

Trattamenti alternativi e riconversione delle risorse

Riconoscendo gli studi dell'Agenzia dell'UE per i Diritti Fondamentali (FRA) e alcune recenti sentenze della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) — che confermano come le istituzioni segreganti siano spesso teatro di violenze, abusi e suicidi — l'ONU sollecita i Governi europei a reindirizzare i finanziamenti pubblici: dai sistemi di contenzione e istituzionalizzazione verso servizi di salute mentale comunitari, inclusivi e basati sul rispetto della volontà e delle preferenze della persona.

L'ONU conclude il suo appello commendando i Paesi europei che si sono già opposti al Protocollo e invitando tutti gli altri Stati a rispettare gli obblighi internazionali assunti, mettendo fine a qualsiasi forma di coercizione nella salute mentale.

Lettera originale: https://www.ohchr.org/sites/default/files/statements/open-letter-coeurope-01-07-2026.docx
 

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